Mi chiamo Dante Ridon e sin da piccolo ho sempre saputo di voler essere un attore; l’ho messo in chiaro con i miei all’età di 3 anni.

Sono cresciuto a Roma dove, fortunatamente, i miei genitori hanno sempre supportato la mia passione, iscrivendomi a scuole, corsi di dramma, spingendomi a conoscere gruppi di artisti, teatri di comunità e attività simili. Quando è arrivato il momento di candidarsi all’università, sentivo che ciò che avevo imparato in Italia non mi sarebbe bastato. Ho deciso di conoscere nuove realtà, nuovi mondi, e mi sono trasferito all’estero. Sono stato fortunato ad entrare in quella che ora è conosciuta come la Carnegie Mellon School of Drama, una prestigiosa università a Pittsburgh. Alla fine del percorso scolastico, tutti i miei compagni di corso erano pronti per diventare professionisti del settore, trasferendosi nelle grandi città come NY e LA.

Sapevo di non voler trasferirmi a NY, ma non avevo molte altre alternative per fare carriera: il mio viaggio a Los Angeles avrebbe dovuto convincermi, o sarei stato costretto a cambiare settore.

Erano i primi anni 2000…

I miei primi anni a Los Angeles, beh, sono stati un po’ confusionari: non sapevo realmente che cosa ci facessi lì.

Ho provato diversi posti di lavoro, diventando addetto del telemarketing o assistente in piccoli corsi di recitazione, finendo con l’insediarmi in un lavoretto come aiutante d’ufficio. L’unica cosa bella di quel lavoro era il poter lasciare occasionalmente il mio cubicolo per fare diverse audizioni.

Sono riuscito a mantenere i contatti con i ragazzi della mia università, e, un po’ grazie a loro, ho seguito corsi e seminari con l’obiettivo di incontrare direttori di casting e cercare di ottenere un manager. E sì, alla fine ci sono riuscito.
Ho iniziato a realizzare il mio sogno un po’ alla volta, interpretando piccoli ruoli in serie televisive; ciò che ha davvero stravolto la mia vita, però, fu il coinvolgimento con una compagnia teatrale locale. Con loro ho sviluppato e amplificato non solo le mie competenze, ma anche la mia energia creativa, facendo costantemente giochi di ruolo e intrattenendo le persone nei fine settimana con qualche piccolo sketch comico nei locali.

Sebbene non fossi pienamente soddisfatto dei miei ruoli in TV, grazie a quella compagnia ho vissuto gli anni più felici.

Il grande cambiamento arrivò il 26 maggio 2005, nel primo pomeriggio: ho ricevuto una chiamata da parte di mio padre. Mi chiese se fossi interessato all’acquisizione di un vecchio teatro del mio paese, a Roma, dato che il comune aveva deciso di rinunciarvi; in caso di mancata vendita sarebbe andato distrutto. Sentii una fitta al cuore al pensiero del teatro della mia città ridotto in macerie.

Fu così che mi ritrovai in Italia, con i miei compagni di sempre di LA, a gestire un teatro.

Il Teatro Testaccio.